Una breve analisi delle case farmaceutiche che potrebbero entrare nelle nostre facoltà.
“Il sangue di tutti quelli che moriranno se la ricerca medica non verrà portata avanti, macchierà le mani di coloro che si rifiuteranno di farla”
Joshua Lederberg, PhD, Premio Nobel per la medicina 1950
Alcuni anni or sono il presidente di una nota industria farmaceutica disse: “ E’ bene avere una pillola che cura la malattia, ma è ancora meglio avere una pillola che va presa tutti i giorni”.
Sono noti a molti i danni provocati da farmaci messi troppo frettolosamente sul mercato, spesso saltando fasi cruciali delle sperimentazioni cliniche. L’ultimo in ordine di tempo è il caso Zyprexa, un antipsicotico prodotto dalla Ely Lilly e approvato anche in Italia per la cura della Schizofrenia; la Ely Lilly è stata prima multata per un ammontare di 62 milioni di dollari per aver promosso lo Zyprexa per patologie diverse dalla schizofrenia. Ad esempio lo Zyprexa veniva anche promosso anche per uso pediatrico e per la demenza in soggetti anziani, aumentandone notevolmente la mortalità.
Ora invece la Ely Lilly si prepara a pagare una ulteriore multa di 1.4 miliardi di dollari a causa della mancata indicazione di alcuni effetti collaterali provocati dall’assunzione di questo farmaco, quali aumento del rischio di aumento di peso nei soggetti obesi.
Ma questa è solo una della tante cause intentate alle case farmaceutiche: degno di nota è anche il caso Lipobay, un farmaco anticolesterolo prodotto dalla Bayer, accusato di aver portato alla morte almeno 50 persone e di aver portato a gravi effetti collaterali un numero imprecisato di persone; questo farmaco, ormai ritirato dal mercato, ha portato gravi casi di rabdomiolisi (una patologia caratterizzata da lesioni dei muscoli che provoca debolezza e lesioni renali) in molti pazienti; finalmente poi, dopo molte cause ritirate grazie ai cospicui compensi che la Bayer pagava ai suoi accusatori, nel febbraio 2008 il tribunale della città argentina di Rosario ha condannato la Bayer a pagare i danni a un paziente danneggiato dall’assunzione del Lipobay; C. P. ha sofferto di una grave forma di rabdomiolisi che lo ha poi portato ad una disabilità permanente. Il giudice responsabile di questa inchiesta facendo riferimento al fatto che la Bayer era pienamente consapevole dei gravi effetti collaterali provocati da questo farmaco, ha costretto l’azienda a pagare una multa di 160.000 pesos (circa 40.000 euro).
Migliaia di casi di denuncia sono terminati con accordi di risarcimento nei quali la Bayer non ha mai ammesso ufficialmente le sue colpe. Una bozza di accordo recentemente sottoposto a una vittima del Lipobay dimostra come le parti lese vengano costrette al silenzio; tale accordo recita così: “Si è giunti a una intesa con la Bayer, con l’accordo che venga mantenuto il silenzio sui contenuti e sulle circostanze. Non desidero commentare oltre le conclusioni dell’Intesa”. In caso di infrazione si minacciano multe che possono arrivare ad essere pari all’ammontare stesso dell’accordo.
Perché non tirare in ballo anche il caso Paxil, un antidepressivo inibitore della serotonina, prodotto dalla GlaxoSmithKline; il procuratore generale di New York nel 2004 ha infatti deciso di citare in giudizio la Glaxo per “frode ripetuta e persistente” . Al cuore del procedimento ci sono infatti le accuse secondo cui la Glaxo avrebbe deliberatamente tentato di insabbiare i risultati di alcuni studi scientifici, in base ai quali il Paxil non solo era inefficace, ma poteva spingere al suicidio.
Con questa causa il procuratore generale di New York potrebbe in effetti cambiare il modo in cui le case farmaceutiche commercializzano e vendono i loro prodotti, avendo anche in mano alcuni memorandum nei quali si può leggere a chiare lettere che l’azienda intendeva “gestire oculatamente la diffusione dei dati, in modo da ridurre al minimo le potenziali conseguenze negative sul piano commerciale”.
Ora potrei continuare a parlare all’infinito, anche se il più delle volte ci vengono nascosti i fatti, ma la stragrande maggioranza delle case farmaceutiche ha cause in corso per i più svariati motivi; chi per frode, chi per mancata documentazione sugli effetti collaterali provocati da un determinato farmaco, chi per non aver comunicato ai volontari per la sperimentazione di un farmaco i rischi che si correvano, o chi anche per genocidio.
Quello che offrono è molto allettante; il denaro è sempre stato la ruota che fa girare il mondo, ma in cambio di questo denaro gli si dovrebbe dare qualcosa di più importante: il potere.
Avendo il potere potranno decidere cosa deve essere ricercato e cosa no, si passerebbe da una ricerca il cui unico fine è il benessere del prossimo, senza distinzione ne di razza ne di religione ne di satus sociale, a una ricerca il cui unico fine è il guadagno.
Ora chiedo a chi sta leggendo, permettereste mai voi di mandare vostro figlio in Università gestite da queste persone?
Potrebbero si portare molti soldi all’Università, ma in cambio della nostra libertà di ricerca; si passerebbe dallo studio di farmaci per malattie della povertà, allo studio unicamente di farmaci delle malattie del benessere, tutto questo semplicemente per il fatto che è più conveniente.
La libertà di un ricercatore di seguire i propri sogni è troppo importante anche di fronte a miliardi di Euro.
Valerio Piras